Tirocinante disabile inidoneo alla mansione: chiarimenti della CGUE

Aggiornamento: 16 giu

di Giulia Mazzola

Sentenza Corte di Giustizia UE, Sezione III, n. 485 del 10/02/2022

Articolo 5, Direttiva Europea 2000/78/CE

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con sentenza C- 485/20 del 10 febbraio 2022, ha ribadito l’obbligo di repêchage nei confronti di tirocinanti con sopraggiunta disabilità dichiarati inidonei allo svolgimento delle mansioni assegnate.


La questione è stata sollevata dal Consiglio di Stato del Belgio che ha chiesto chiarimenti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea riguardo la corretta interpretazione dell’articolo 5 della Direttiva 2000/78/CE.

Nello specifico veniva chiesto se tra le “soluzioni ragionevoli” che il datore di lavoro deve adottare per assicurare la parità di trattamento dei disabili, rientri la possibilità di collocare il tirocinante disabile ad altra mansione.


La controversia alla base della richiesta del Consiglio di Stato del Belgio ha riguardato la cessazione anticipata del periodo di tirocinio a seguito dell’impossibilità del soggetto di svolgere le attività assegnate perché riconosciuto disabile dopo l’installazione di un pacemaker sensibile ai campi elettromagnetici emessi dalle linee ferroviarie.

L’azienda che gestisce le infrastrutture per le ferrovie belghe ha specificato, infatti, che nel regolamento aziendale non era prevista la riassegnazione del tirocinante disabile ad un’altra mansione.


La Corte di Giustizia ha innanzitutto ricordato che la Direttiva 2000/78/CE, dando attuazione al principio generale di non discriminazione sancito dall’articolo 21 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, ha la finalità di individuare un quadro generale per la tutela di ogni persona “in materia di occupazione e di condizioni di lavoro” e prevedere misure per garantire la parità di trattamento per i portatori di handicap.

Ha precisato poi che la Direttiva si applica a tutti i tipi di lavoro, sia dipendente che autonomo, e a tutti i tipi e livelli di riqualificazione personale.


Detto ciò, ha ritenuto che la controversia sollevata dal Consiglio di Stato del Belgio potesse essere ricondotta alla Direttiva 2000/78/CE poiché ha riguardato un tirocinante (figura prevista dall’articolo 3, comma 1, lettera b)) riconosciuto disabile.


Per rispondere poi al quesito, la Corte ha analizzato il combinato disposto dell’articolo 5 e il considerando n. 20 della Direttiva: il datore di lavoro deve adottare “soluzioni ragionevoli” che non creino un onere sproporzionato e che siano efficaci e “destinate a sistemare il luogo di lavoro in funzione dell'handicap”, al fine di consentire ai disabili di accedere ad una attività e di svolgerla.


La nozione di “soluzioni ragionevoli” si intende quindi in senso ampio, prevedendo che il datore di lavoro disponga di accorgimenti tali da consentire al disabile di conservare la propria occupazione.

Sul punto anche la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e la Convenzione dell’ONU riconoscono il diritto dei disabili di “beneficiare di misure intese a garantire l’autonomia, l’inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità”.


Si deve dunque ritenere che l’assegnazione ad altro posto rientri tra le “soluzioni ragionevoli” previste dalla Direttiva qualora un soggetto, anche tirocinante, venga dichiarato inidoneo allo svolgimento delle proprie mansioni a seguito di disabilità, sempre che ciò non determini un onere sproporzionato per il datore di lavoro sotto il profilo finanziario o di altro tipo e che esista un posto vacante che il lavoratore possa occupare e per il quale abbia le competenze e le disponibilità richieste.


L’interpretazione della Corte di Giustizia è conforme sia al principio volto ad eliminare le barriere che ostacolano la vita professionale dei disabili ai sensi della Convenzione ONU, sia all’assetto normativo italiano disciplinato in particolare dalle L. n. 68/1999.

Le recenti pronunce della Corte di Giustizia in tema di disabilità fanno emergere soluzioni finalizzate al rimpiego del lavoratore ed a circoscrivere l’ambito operativo della disciplina riguardo la discriminazione per disabilità in materia di occupazione.

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