Si può escludere la responsabilità del datore di lavoro in caso di infortunio sul lavoro?

di Angela Biscarini

Dalla lettura della sentenza della Corte di Cassazione n. 5415/22 si evince come la responsabilità del datore di lavoro non vada esclusa nemmeno quando egli non è presente al momento dell’infortunio e al suo posto si trova un preposto altamente formato.

La Suprema Corte ha dovuto pronunciarsi con riferimento a una sentenza della Corte di Appello di Milano che ha confermato la decisione del Tribunale di Milano che aveva ritenuto responsabile il datore di lavoro per il verificarsi di un infortunio sul lavoro causato dalla mancata osservazione delle norme in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro. In particolare le contestazioni che sono state fatte nei confronti del datore di lavoro riguardano la mancanza di sufficienti istruzioni per l’uso dei macchinari e un’idonea manutenzione, e la scarsa formazione e informazione dei lavoratori sull’impiego del macchinario utilizzato.

Il datore di lavoro ha impugnato la sentenza ritenendo che la sua responsabilità venga meno in presenza di un preposto di fatto al momento dell’infortunio, il quale riveste il compito di controllare e sovraintendere all’attività dei lavoratori.

Il ricorrente ha fatto leva sulla figura del preposto considerandolo l’unico responsabile in materia di sicurezza per tre diversi motivi:

a) il primo motivo riguarda la figura rivestita da quest’ultimo ossia quella di capo squadra che, date le sue competenze qualificate si occupava di coordinare e dirigere le lavorazioni e si trovava di fatto a rivestire la figura di preposto pur senza un’investitura formale;

b) il secondo motivo che porta ad avvalorare la tesi del ricorrente è legato alla responsabilità del preposto di dover informare in modo adeguato i lavoratori sugli specifici rischi legati alla lavorazione;

c) il terzo ed ultimo motivo riguarda l’obbligo di riservare l’utilizzo di determinate attrezzature solo a lavoratori in possesso di specifiche conoscenze, dunque solo da parte del capo squadra.

La Cassazione si è trovata a rigettare le argomentazioni del ricorrente.

La figura del preposto, pur coordinando le lavorazioni, rimane una figura che si occupa di sovraintendere e vigilare gli altri lavoratori, di segnalare eventuali problematiche al datore di lavoro o al dirigente (art 19 d.lgs. n. 81/08). Quindi la sua figura non gli permette di prendere decisioni ma solo di mettere in atto quanto gli è stato impartito dal datore di lavoro.

La verifica del corretto funzionamento delle attrezzature spetta sempre al datore di lavoro che può “condividere” la responsabilità con la ditta che si è occupata dell’installazione/manutenzione che potrebbe non averlo fatto in modo corretto. Altra argomentazione ritenuta inammissibile dalla Corte è l’attribuzione della colpa al preposto per aver messo un lavoratore non adeguatamente formato al comando manuale del braccio elevatore che ha portato poi all’infortunio. La lavorazione con tali macchinari presuppone un’adeguata formazione e un adeguato addestramento che devono essere forniti prima dell’inizio dei lavori da parte del datore di lavoro (art 18 d.lgs. n. 81/08 lettera l.).

In materia di sicurezza sul lavoro sono rari i casi in cui la colpa sia esclusiva, ricadendo solo su un responsabile. Spesso si assiste a un’attribuzione della colpa “a cascata”, ossia si parte dal datore di lavoro (primo responsabile) per poi passare agli altri soggetti dell’organizzazione lavorativa, come può essere, in questo caso, il preposto che aveva esposto in maniera sconsiderata un lavoratore a lavorazioni rischiose.


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