EVOLUZIONE GIURISPRUDENZIALE PER L'INDENNITA' RISARCITORIA DI LICENZIAMENTO ILLEGITTIMO

di Cristina Lui

La Sentenza della Corte di Cassazione n. 6744 del 1° marzo 2022 supera il precedente orientamento giurisprudenziale secondo cui, l’indennità risarcitoria per licenziamento illegittimo doveva essere commisurata ad una media delle retribuzioni percepite dal lavoratore prima della illegittima estromissione.

Invece, secondo l’orientamento più recente e ormai consolidato, l’indennità risarcitoria per licenziamento illegittimo deve essere commisurata alla retribuzione che il lavoratore avrebbe percepito se avesse effettivamente lavorato e deve considerare gli istituti retributivi premianti aventi carattere collettivo, ma restano esclusi i compensi eventuali, occasionali o eccezionali.


Nel caso di specie, la Corte di Appello di Napoli ha rigettato la domanda diretta ad ottenere la condanna della società al pagamento della somma, comprensiva di accessori, richiesta a titolo di incrementi retributivi, premio aziendale ed incentivi economici, maturati dal giorno del licenziamento dichiarato nullo.

I giudici della Corte territoriale hanno fondato le proprie ragioni sull’orientamento giurisprudenziale della Corte di Cassazione, consolidatosi nel 2014, secondo cui, l’indennità prevista ex articolo 18 dalla Legge n. 300 del 1970, doveva essere determinata con riferimento alla retribuzione percepita al momento del recesso, “non rilevando in alcun modo la sua dinamica economica”.


Avverso la sentenza di secondo grado il ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo un’evoluzione giurisprudenziale (da ultimo Cass. n. 15066/2015) del concetto di “retribuzione globale di fatto”.

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ritenuto il motivo fondato, sostenendo che nell’indennità risarcitoria per licenziamento illegittimo andavano inclusi “anche gli aggiornamenti delle retribuzioni medesime che, della Legge n. 300 del 1970, art. 18, costituivano espressione”.

Infatti, secondo i giudici, affinchè il datore di lavoro non tenga un comportamento illegittimo, è necessario considerare quanto il lavoratore avrebbe percepito se avesse lavorato, escludendo solo i “compensi eventuali e di cui non sia certa la percezione, nonché di quelli legati a particolari modalità di svolgimento della prestazione ed aventi normalmente carattere occasionale o eccezionale (Cass. n. 27750/2020)”.


In conclusione, la sentenza della Corte di Cassazione in oggetto, ribadisce l’ormai consolidato orientamento giurisprudenziale riportando in aggiunta la novità relativa alla funzione dell’indennità ex art. 18 della Legge n. 300 del 1970, cioè quella di ripristinare lo status del lavoratore precedentemente al suo licenziamento illegittimo e, proprio per questo, la sua commisurazione deve essere calcolata in base alla retribuzione che il lavoratore avrebbe concretamente percepito ove non fosse stato illegittimamente estromesso dall’azienda.

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