La tutela della maternità e della paternità: passi avanti verso la parità di genere

di Silvia Cavallotti


In ottemperanza agli obiettivi europei espressi nella direttiva n. 1158 del 2019 tesi a favorire la conciliazione della vita privata con quella lavorativa, nonché di impegno verso una normativa che favorisca una effettiva parità di genere, il d.lgs. n. 105/2022 ha aggiornato le norme inerenti ai diritti dei genitori lavoratori.

Di seguito si cerca di far chiarezza sulla disciplina attualmente in vigore a partire dal 13 agosto 2022.

Ferma restando la normativa sulle tutele della madre lavoratrice subordinata, le maggiori novità riguardano la figura paterna e i congedi che coinvolgono entrambe le figure genitoriali, puntando sempre più verso una maggiore corresponsabilizzazione della figura paterna.


Congedo di paternità obbligatorio

Si rende ormai definitiva la durata del congedo obbligatorio del padre lavoratore, il quale ha 10 giorni lavorativi da poter usufruire a sua scelta tra i 2 mesi precedenti la data presunta del parto e i 3 mesi successivi alla nascita. Se si verifica un parto plurimo allora i giorni di congedo aumentano a 20.

Il padre può usufruirne alle medesime condizioni anche in caso di morte perinatale del figlio.

Oltre ad esso, rimane immutata la possibilità di utilizzare il “congedo di paternità alternativo”, ossia il diritto di astensione dal lavoro nel periodo previsto dal congedo di maternità (o per la parte residua) nel caso in cui la madre non possa più farsi carico della cura del bambino: sono i casi di morte o grave infermità della madre, di abbandono da parte di questa oppure nel caso di affidamento esclusivo del bambino al padre.

I 10 giorni lavorativi non sono frazionabili a ore ma possono essere utilizzati anche in modo non continuativo Non c’è incompatibilità con il congedo di maternità e dunque nel medesimo giorno possono assentarsi dal lavoro entrambi i genitori in virtù dei diversi congedi. Inoltre, in caso di utilizzo del cd. congedo di paternità alternativo, i giorni di congedo obbligatorio non vengono meno ma si sommano.

Al padre biologico è equiparato il padre adottivo o affidatario, con la sola distinzione che la data di nascita è sostituita con la data di ingresso del bambino in famiglia.

Il padre lavoratore potrà usufruire del suddetto beneficio presentando la domanda al datore di lavoro, con preavviso di almeno 5 giorni, in forma scritta. Resta invariata la misura dell’indennità a carico dell’INPS che è sempre pari al 100% della retribuzione del lavoratore.


Congedo parentale

Ulteriori novità introdotte dalla nuova disciplina riguardano i congedi parentali, i quali costituiscono un valido aiuto per i genitori nella conduzione della vita familiare e nella gestione delle cure necessarie ad un bambino, anche dopo la fase neonatale.

I congedi parentali, ossia la possibilità di astensione con un’indennità a carico dell’INPS pari al 30% della retribuzione, possono essere ora utilizzati fino al dodicesimo anno di vita del figlio.

Anche in questo caso l’affido o l’adozione sono equiparati alla nascita. La fruizione può essere continuativa o frazionata.

È utile una divisione in relazione a quanti mesi si ha diritto e in quale misura:

  • Sia alla madre sia al padre spettano 3 mesi di congedo indennizzati al 30% della retribuzione, non trasferibili all’altro genitore

  • Entrambi i genitori hanno diritto a ulteriori 3 mesi di congedo, da godere in alternativa tra loro e che sono indennizzati nella misura del 30% della retribuzione in modo da non eccedere i 9 mesi totali di indennizzo tra entrambi i genitori

  • Al genitore solo spettano 11 mesi di congedo di cui solo 9 indennizzati. Per “genitore solo” si intende colui il cui partner ha abbandonato il nucleo familiare oppure è morto o affetto da grave infermità, oppure anche il titolare esclusivo dell’affidamento del figlio.


I periodi di congedo ulteriori ai 9 mesi vengono indennizzati fino al dodicesimo anno di vita del bambino solo nel caso di famiglie con livelli reddituali bassi: gli interessati devono avere un reddito individuale inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria.

Non sono state apportate modifiche ai limiti minimi e massimi di fruizione dei congedi per ogni figlio:

  • La madre ha un massimo di 6 mesi entro i primi 12 anni di vita del figlio (o dall’ingresso in famiglia)

  • Il padre ha un massimo di 6 mesi (elevabili a 7 mesi nel caso in cui si astenga per un periodo intero o frazionato non inferiore a 3 mesi) entro i primi 12 anni di vita del figlio (o dall’ingresso in famiglia)

  • Entrambi i genitori hanno un massimo complessivo di 10 mesi (elevabili a 11 nel caso in cui il padre si astenga per un periodo intero o frazionato non inferiore a 3 mesi) entro i primi 12 anni di vita del figlio (o dall’ingresso in famiglia)


Congedo parentale per genitori lavoratori autonomi e lavoratori iscritti alla Gestione Separata

L’attenzione è stata posta anche sui lavoratori autonomi, con l’obiettivo principale di garantire una effettiva parità di genere: il congedo parentale viene ora riconosciuto anche ai padri lavoratori autonomi nella misura di 3 mesi per ciascun genitore da usare entro 1 anno di vita del bambino (o dall’ingresso in famiglia).

Il d.lgs. n. 105/2022 ha inoltre introdotto la novità dell’indennità giornaliera di maternità per le lavoratrici autonome nei 2 mesi antecedenti il parto in caso di gravi complicanze o persistenti forme morbose, in presenza di un accertamento medico ASL.

Alla stessa stregua, vengono concessi 3 mesi di congedo parentale indennizzati e non trasferibili all’altro genitore, da fruire entro i primi 12 mesi di vita del bambino (o dal suo ingresso in famiglia) anche per i genitori iscritti alla Gestione Separata. Inoltre viene previsto l’ulteriore periodo di 3 mesi da godere in alternativa tra loro e indennizzato nella misura massima di 9 mesi.


Per approfondire: Direttiva n. 1158 del 2019 D.lgs. n. 105/2022







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