In caso di infortunio, il datore è comunque responsabile anche alla presenza di un preposto?

Spunti a margine di una recente sentenza della Cassazione.

di Carola Onnis


La Corte di Cassazione con la sentenza 20 gennaio 2022, n. 5415 ribadisce che sussistono sempre profili di responsabilità del datore di lavoro qualora si dimostri la sua negligenza in materia di informazione e formazione.

Nel caso di specie con tali mancanze ha contribuito a provocare l’infortunio del lavoratore nonostante la presenza di un preposto incaricato -a detta della parte ricorrente-, dell’adeguato rispetto della normativa antinfortunistica e della manutenzione della macchina utilizzata al momento in cui è accorso l’infortunio.

La questione concerne un dipendente di un’impresa di traslochi incorso in infortunio durante lo svolgimento di una prestazione che non avrebbe dovuto compiere in prima persona.

Il lavoratore, infatti, utilizzando una macchina senza adeguata formazione, tra l’altro priva di adeguata manutenzione e malfunzionante in alcune parti, è stato di conseguenza vittima di infortunio sul lavoro.

Tale sentenza ribadisce quanto già stabilito dalla Corte d’Appello di Milano il 29 ottobre 2020, con la quale si era riconosciuto il datore di lavoro responsabile di lesioni colpose ai danni del lavoratore per violazione delle disposizioni in materia di prevenzione degli infortuni.

Nella fattispecie in oggetto si è ben specificato il fatto e la normativa violata, rimandando agli obblighi del datore di lavoro ex art. 71 comma 4, lett. a) n.1 e n. 2 e comma 7 lett. a) d.lgs. n. 81/2008.

È bene rimarcare che il datore è responsabile per la buona tenuta delle attrezzatture di lavoro, istruzioni d’uso e adeguata manutenzione e, qualora tali attrezzatture richiedano conoscenze o responsabilità specifiche per essere impiegate, è tenuto a provvedere al rispetto di tali misure.

Le inosservanze prospettate vengono in appello ricondotte con nesso causale all’infortunio avvenuto, senza dunque essere escluse per la sussistenza di un preposto, mancando peraltro specifica delega di funzioni, e dovendosi dunque rintracciare gli obblighi comunque presenti per il datore di lavoro.

La difesa ha altresì proposto ricorso per Cassazione prospettando il suo ragionamento su tre motivi.

La Cassazione ribadisce che il datore abbia piena titolarità della posizione di garanzia in quanto al momento del fatto accaduto rivestiva la qualifica formale di datore di lavoro in qualità di legale rappresentate della ditta e che di conseguenza le disposizioni del T.U. sulla sicurezza fossero rivolte a lui direttamente: dalle modalità di impiego della macchina conformemente alle istruzioni d’uso, alla verifica della presenza di un manuale d’uso nonché adeguata formazione e informazione del personale scelto per lo svolgimento della prestazione di sollevamento e trasloco.

È sempre il datore di lavoro – come riportato da altre pronunce citate dalla Cassazione – ad avere l’obbligo primario di provvedere alla valutazione dei rischi, salvaguardare la sicurezza dei dipendenti, del luogo di lavoro e predisporre adeguate misure di prevenzione con la formulazione del DVR stesso.

Per converso il ruolo rivestito dal preposto – nel caso specifico si testimoniava la presenza di un caposquadra che avrebbe dovuto svolgere personalmente l’attività lavorativa ma che poi l’avesse assegnata al futuro infortunato privo di necessaria esperienza- viene ben precisato come emergono ben esplicate le possibili ripercussioni in termini di responsabilità.


In concreto affinché gli obblighi di prevenzione, assicurazione e sorveglianza gravanti sul datore di lavoro possano essere trasferiti, con conseguente subentro del delegato nella posizione di garanzia che fa a capo al delegante questa è riconosciuta a condizione di un atto di delega ex art. 16 del d.lgs. n. 81/2008 con la necessità di individuare un ambito ben specifico e devoluto in favore di un soggetto qualificato.

In tale fattispecie nessun atto di delega era stato conferito al caposquadra-preposto che dalla sua non poteva vantare dunque nessun obbligo di formazione o addestramento nei confronti del personale.

Le argomentazioni della difesa, dunque, sono prive di fondamento in quanto sottese a rintracciare la colpevolezza del caposquadra nella vicenda e la conseguente ipotesi che il datore debba invece essere sollevato da ogni responsabilità per l’infortunio accorso.

La Corte di Cassazione, semmai, propende per una aggiunta di concorso e nel momento in cui si inserisca una funzione di garanzia nella figura del preposto precisa che potrebbe essere chiamato esso a rispondere in concorso con il datore sulla base del principio di effettività ex art. 299 d.lgs. n. 81/2008.


La motivazione della Suprema Corte è chiara e rinforza un principio ribadito a più riprese in quanto <<non avendo il lavoratore ricevuto una adeguata formazione sul contenuto della prestazione lavorativa, né verificabili prescrizioni lavorative sui limiti cui era tenuto il suo intervento, la sua condotta, anche qualora imprudente e avventata, non può assurgere a causa esclusiva dell’infortunio occorso, quando, come nella specie, il sistema di sicurezza apprestato dal datore di lavoro presenti evidenti criticità>>.

Le disposizioni di sicurezza palesano come ulteriore fine quello di tutelare il lavoratore anche dagli infortuni derivanti da sua colpa nel caso in cui rientrino nell’area di prevenzione sotto il controllo del datore di lavoro stesso.


Con tale pronuncia la Corte di Cassazione rigetta dunque il ricorso della difesa, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e andando a ribadire il ruolo fondamentale di diretto responsabile rivestito dal datore di lavoro qualora sia carente in tematiche di tale portata quali quelle riguardanti la sicurezza nei luoghi di lavoro ma anche prevenzione dei rischi, formazione informazione e manutenzione delle attrezzature stesse.

La soluzione della Cassazione pare condivisibile anche nel caso in cui si presenti l’eventuale presenza di un preposto, che non esonera il datore di lavoro dalle sue responsabilità.

Che impatto avrà questa pronuncia sul mercato del lavoro del nostro Paese, considerando che in Italia nel solo 2021 si sono registrate 555.336 denunce INAIL di infortunio e 1221 morti bianche?

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