Il mancato riconoscimento di "prestazioni assistenziali" ai no vax è discriminante?

Aggiornamento: 22 giu

Tribunale di Catania, Sez. Lav., 14 marzo 2022 - Ordinanza di rimessione alla Corte Costituzionale sulla questione della sospensione dal lavoro e dalla retribuzione nei confronti di chi non adempie all'obbligo vaccinale


La questione è sorta in seguito alla sospensione di infermieri o collaboratori sanitari dipendenti dell’azienda ospedaliera pubblica di Catania.

I ricorrenti richiamano l’attenzione del giudice sul trattamento discriminatorio subito in seguito alla sospensione dal servizio per mancata vaccinazione contro il Covid-19, come previsto dal d.l. n. 44/2021 (convertito successivamente nella l. n. 76/2021), in quanto ad essi viene negata anche la corresponsione dell’assegno alimentare come strumento assistenziale per garantire loro un sostentamento per far fronte alle esigenze primarie.

I lavoratori sospesi fanno appello al CCNL di categoria e al d.P.R. n. 3/1957, i quali prevedono che anche per i lavoratori oggetto di sospensione cautelare o disciplinare (limitazione della libertà personale) è prevista la corresponsione di un’indennità minima al fine di garantirgli almeno la soddisfazione dei bisogni vitali, diversamente invece per coloro che vengono sospesi in seguito alla mancata vaccinazione per i quali non è prevista alcuna prestazione assistenziale.

Infatti nella fattispecie in esame l’azienda pubblica, riferendosi alle suddette norme, ribadisce che in seguito alla sospensione del personale medico-sanitario per mancata somministrazione del vaccino sia effettivamente prevista la mancata corresponsione della retribuzione e di qualsivoglia emolumento, fermo restando i casi in cui il soggetto non può vaccinarsi per determinate condizioni di salute. Invero in tali circostanze è previsto per quest’ultimo l’adibizione ad altre mansioni o forme di lavoro alternative, ove possibile, mantenendo la propria retribuzione.


La legislazione sembra chiarire ogni dubbio sulla non corresponsione della retribuzione e di ogni altra indennità in seguito alla sospensione del personale sanitario se quest’ultimo venga meno agli obblighi vaccinali stabiliti dalla Legge (d.l. n. 44/2021).

Un dubbio senz’altro sorge in merito alla legittimità di tali disposizioni, ovvero se esse vadano effettivamente in contrasto con i principi fondamentali sanciti dagli artt. 2, 3 e 36 della Costituzione (uguaglianza, dignità, sufficienza). Infatti, l’assegno alimentare viene erogato, tra l’altro, anche in caso di sospensione cautelare o per motivi disciplinari con il fine di garantire ai soggetti interessati delle suddette disposizioni un sostegno minimo nella copertura del proprio fabbisogno primario.

Per l'appunto è proprio la nostra Costituzione che riconosce e garantisce a tutti i cittadini la tutela della propria sicurezza e della dignità personale, anche attraverso l’erogazione di specifiche prestazioni assistenziali quando determinate esigenze lo richiedono.

Nel caso di specie il lavoratore sospeso si trova effettivamente in una situazione in cui è impossibilitato a lavorare, senza alcuna retribuzione o qualsiasi altra prestazione di sostegno. Diversamente, come sottolineato in precedenza, e come previsto anche dall’art. 68 del CCNL personale comparto sanità applicato al personale dipendente del servizio sanitario nazionale, se quest’ultimo fosse stato sospeso in seguito ad un provvedimento disciplinare o cautelare gli sarebbe riconosciuta un’indennità pari alla metà della retribuzione tabellare oltre agli assegni familiari e altri emolumenti spettanti, ed è proprio questo uno dei punti focali della questione, in quanto si può facilmente intuire la differenza di trattamento e il probabile “scostamento” dai principi costituzionali poc’anzi citati.

Seppur vero che quanto sancito dal d.l. n. 44/2021 ha come principale finalità la sicurezza e la salute pubblica, d’altro canto non è da sottovalutare a fatto che il lavoratore impossibilitato ad esercitare la propria professione in qualsiasi forma non riesce a generare reddito e quindi si trova nella condizione di non riuscire neppure a soddisfare le esigenze basilari e di conseguenza a poter garantire una vita dignitosa e libera a sé stesso e alla propria famiglia (art. 36 Cost.).


Alla luce di quanto detto e degli articoli e principi costituzionali presi in esame sembra emergere un effettiva disparità di trattamento per quanto concerne il riconoscimento al personale sanitario, che abbia rifiutato la somministrazione del vaccino, di prestazioni assistenziali come l’assegno alimentare che permetterebbe agli interessati quantomeno di soddisfare le necessità e i bisogni primari, tenendo presente che per coloro a cui viene disposta una sospensione disciplinare o cautelare, invece, è prevista sempre e comunque la corresponsione di una minima indennità assistenziale.

Il tribunale di Catania a cui è stata sottoposta la questione ribadisce, infine, quanto previsto dal d.l. n. 44/2021, ovvero, in caso di inadempimento dell’obbligo vaccinale per gli esercenti professioni medico-sanitarie viene prevista la sospensione senza retribuzione né altro emolumento.

In realtà, in seguito a quanto emerso dall’esame del caso di specie, la questione sembra essere molto più spinosa del previsto in quanto potrebbe sostanzialmente configurarsi un profilo di illegittimità costituzionale, ed è proprio per questo che il giudice alla fine ha ritenuto opportuno sospendere il giudizio e rimettere il caso alla decisione della Corte costituzionale.



BOX ARTICOLI DELLA COSTITUZIONE CITATI:


Art.2: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.


Art.3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.


Art.36: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa’’.



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