DIPENDENTI O ASSOCIATI IN PARTECIPAZIONE? La Cassazione si esprime sui tratti determinanti

di Eleonora Evelyn D’Orio


La Cassazione, con ordinanza n. 3762 del 7 febbraio 2022, ha accertato la presenza di un rapporto di subordinazione in luogo di un’associazione in partecipazione. Tra gli elementi determinanti per l’emersione del rapporto, l’assenza di rischio di impresa e di potere decisionale.


L’ordinanza


La Corte di Appello di Venezia è stata chiamata ad esprimersi sulla legittimità di una cartella I.N.P.S. per omissione contributiva. L’istituto qualificava come subordinati tre rapporti di lavoro, aventi ad oggetto attività di “addette alle vendite”.

La società convenuta aveva sottoscritto con le tre lavoratrici dapprima dei rapporti di associazione in partecipazione ai sensi degli articoli 2594 cod. civ. e ss., per poi stipulare contratti di apprendistato.


Nonostante il giudice di primo grado avesse ritenuto “genuini i rapporti di associazione in partecipazione”, la Corte regionale, con sentenza n. 616/2015, stabiliva l’esistenza di subordinazione, ritenendo legittima la cartella di pagamento con cui l’Ente previdenziale contestava alla società la mancata contribuzione per le tre lavoratrici formalmente associate in partecipazione.


La Corte di Appello evidenziava, la mancanza di cambiamenti tra rapporto di associazione in partecipazione e nuovo contratto di apprendistato, rimanendo quindi immutata la natura del rapporto senza “che fosse emersa alcuna volontà novativa del rapporto”.

Di rilievo ai fini della decisione, quanto emerso in sede ispettiva: la predisposizione dei turni organizzata dall’azienda e la necessità delle associate di comunicare e farsi autorizzare le ore di assenza. Significativa, inoltre, la modalità di percezione della retribuzione (in misura fissa e oraria).


La direzione della Corte d’Appello è stata poi seguita dalla Corte di Cassazione, che rimarcando gli elementi già presi in considerazione dal secondo grado a prova della subordinazione, delineava ulteriori tratti determinanti. L’accento è stato posto su tre aspetti:


- in primo luogo, secondo il giudice della Corte, le lavoratrici “formalmente associate in partecipazione, espletavano attività di lavoro senza alcun rischio di impresa”;


- in secondo luogo, la elementarità e ripetitività di fondo dell’oggetto della prestazione (commesse addette alla vendita) configurava anche nelle modalità di esecuzione una fattispecie tipica di subordinazione;

- il terzo aspetto rilevante era l’assenza di potere decisionale, dovuto in parte anche alla tipologia di struttura relazionare (franchisor – franchising), che portava naturalmente la casa madre a impartire ordini e direttive.


La Cassazione stabiliva quindi, analizzando e rigettando ulteriori motivazioni presentate, legittima la cartella I.N.P.S., accertando di conseguenza l’esistenza di rapporti di subordinazione in luogo dell’associazione in partecipazione.


In sintesi


Il focus è stato posto dalla Corte d’Appello e dalla Corte di Cassazione sugli indici pratici particolarmente distintivi della subordinazione.


Si legge nell’ordinanza che ogni rapporto richiedere un’approfondita analisi al fine di individuare la configurabilità della fattispecie di lavoro subordinato o di associazione in partecipazione, decisione coerente con l’ordinamento giurisprudenziale richiamato dalla stessa Corte (Cass. n. 25221 del 2020, Cass n. 1692 del 2015; Cass. n. 2693 del 2001).


Sebbene si possa pensare ad un concetto più fluido e sfumato di dipendenza, proprio in ragione dell’affiliazione commerciale, che rende inevitabile l’assegnazione di regole in linea con le strategies del franchisor, ai fini della qualificazione di un rapporto di lavoro assume rilievo la sussistenza della subordinazione, e a questo proposito il giudice è intervenuto precisando che: “il rapporto di lavoro subordinato implica un effettivo vincolo di subordinazione più amplio del generico potere del dell’associante di impartire direttive e istruzioni al cointeressato, con assoggettamento al potere gerarchico e disciplinare della persona o organo che assume le scelte di fondo dell’organizzazione dell’azienda”.


Ulteriore elemento è il generale obbligo derivante dall’ associazione in partecipazione di redazione del rendiconto dell’associante di cui all’art 2552 c.c. la cui mancanza è stata ritenuta ulteriore testimonianza di dipendenza.


Pertanto…


Rimangono validi i criteri individuati fino ad ora dalla giurisprudenza per determinare la genuinità dei rapporti, concernenti in particolare i poteri direttivi, modalità della prestazione, tipologia di retribuzione, osservanza di un orario di lavoro ma soprattutto riguardo alla presenza del rischio di impresa, elemento caratteristico del contratto di associazione in partecipazione (tenendo comunque presente con le limitazioni previste dall’art 2553 c.c.


L’ordinanza porta a riflettere gli operatori del settore, aldilà di dubbi ragionevoli sul differente inquadramento dei rapporti, sull’applicabilità e di soluzioni “creative” come ammortizzatore per l’elevato costo del lavoro subordinato.

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