Dipendente utilizza espressioni scortesi con il cliente? La Cassazione dice no al licenziamento...

di Greta Kurti

Sentenza Corte di Cassazione Civile, Sezione Lavoro, n. 13774 del 02/05/2022; Sentenza impugnata n. 277/2019 della Corte di Appello di Brescia; Artt. 2106 del Codice Civile e 225 del CCNL Terziario, distribuzione e servizi.


Con sentenza n. 13774 del 2 maggio 2022 la Corte di Cassazione, allineandosi a quanto già stabilito dal Tribunale e Corte di Appello di Brescia, ha ritenuto illegittimo il licenziamento per giusta causa intimato alla commessa di un centro commerciale, espressasi in modo scortese al cliente che pertanto non aveva portato a termine l’acquisto.


Nel caso esaminato la Società datrice di lavoro ha ravvisato nel comportamento della dipendente una grave inadempienza nei confronti del rapporto di lavoro in essere adducendo una lesione nel vincolo fiduciario.


La Corte di Cassazione ha escluso la sussistenza dei presupposti della giusta causa contestata in primis per assenza di precedenti disciplinari, non attentando dunque l’episodio isolato al vincolo fiduciario tra le parti, secondo una valutazione di proporzionalità ai sensi degli articoli 2106 Codice Civile e 225 del CCNL Turismo applicato al rapporto.

Inoltre, secondo il nuovo assetto normativo il giudice deve procedere ad una valutazione più articolata della legittimità dei licenziamenti disciplinari rispetto al periodo precedente alla modificazione dell’articolo 18 L. n. 300/1970 ad opera dell’articolo 1, comma 42, lett. b), L. n. 92/2012: in primo luogo, accertando se sussistano o meno la giusta causa ed il giustificato motivo di rescissione, secondo le previsioni di legge. In caso si dovesse escludere la proporzione della sanzione espulsiva, è tenuto a svolgere, al fine di individuare la tutela applicabile, una verifica ulteriore sulla sussistenza o meno di una delle due condizioni previste dal quarto comma dell’articolo 18, per accedere alla tutela reintegratoria. Trattasi dell’insussistenza del fatto contestato ovvero del fatto rientrante fra le condotte punibili con una sanzione conservativa sulla base dei contratti collettivi. In assenza di questi la Cassazione ha ritenuto che si debba applicare il regime dettato dal quinto comma dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Nel concreto ai fini della tutela reintegratoria contro il licenziamento disciplinare illegittimo, il giudice può ricercare la ricorrenza di ipotesi meritevoli di sanzione conservativa non solo nelle fattispecie specifiche ma anche nelle clausole generali del CCNL.


Difatti nel caso preso in esame, il comportamento non grave della lavoratrice, di violazione dell’obbligo di “usare modi cortesi col pubblico” può essere sussunto nell’ipotesi prevista dall’articolo 220 comma 2 del CCNL citato dal lavoratore che “esegua con negligenza il lavoro affidatogli”: e pertanto espressa con norma elastica, sanzionata in via conservativa con la multa, nei limiti di attuazione del principio di proporzionalità già eseguito dalle parti sociali attraverso detta previsione.

La Suprema Corte, sulla base di quanto poc’anzi disposto, facendo dunque leva su quanto appena ricostruito ha ordinato la reintegra della lavoratrice.


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