DECORRENZA DEL TERMINE DI PRESCRIZIONE E VALENZA INTERRUTTIVA DEL VERBALE INPS

di Fongaro Eleonora Maria


Con la sentenza della Corte di Cassazione del 18 febbraio 2022, n. 5418 si è tornati a parlare di termine di prescrizione dei crediti contributivi, argomento assai ostico e molto dibattuto sia in dottrina che in giurisprudenza. Questo il principio desunto dalla sentenza: “per le contribuzioni del FPLD e delle altre gestioni pensionistiche obbligatorie, il termine di prescrizione è ridotto a cinque anni (rispetto ai dieci precedenti) salvi i casi di denuncia del lavoratore o dei suoi superstiti”. Viene, inoltre, sottolineato e confermato che la notifica del verbale ispettivo dell’INPS costituisce atto idoneo ad interrompere la prescrizione.

Nel caso di specie l’INPS ha presentato ricorso per Cassazione avverso l’ordinanza del Tribunale di Catania del 16 marzo 2019 con la quale ha respinto l’opposizione allo stato passivo della società (Omissis) S.p.A, proposta dallo stesso Istituto previdenziale, per l’insinuazione di crediti per contributi e sanzioni relativi al dipendente. Oggetto della domanda di insinuazione al passivo è la somma corrispondente ai versamenti non effettuati dalla società al Fondo di Tesoreria INPS riferiti alla posizione del lavoratore.


Con ordinanza, il Tribunale ha ritenuto prescritti i crediti vantati dall’Istituto poiché non reputava applicabile il termine decennale di prescrizione di cui alla L. n.335/1995, articolo 3, comma 9, lettera a), in quanto non era stata prodotta in causa la denuncia presentata dal lavoratore, non essendo sufficiente la sola menzione della stessa nel verbale ispettivo. Lo stesso Tribunale ha osservato che “il meccanismo di cui alla sopracitata legge potesse esplicarsi unicamente verso l’imprenditore in bonis e non nei confronti della curatela, in quanto soggetto terzo rispetto al rapporto di lavoro e al rapporto previdenziale”.

Sono stati dunque considerai prescritti i crediti contributivi accertati nel verbale ispettivo, relativi al periodo compreso tra Settembre 2010 e Ottobre 2012, per decorrenza del termine quinquennale tra l’epoca delle omissioni e l’istanza di insinuazione al passivo notificata in data 03.04.2017.

Per quanto concerne i crediti contributivi relativi al periodo Aprile 2012 - Ottobre 2012, pur non essendosi prescritti, non potevano però essere quantificati, mancando la produzione degli allegati richiamati nel verbale ispettivo.


L’istituto previdenziale fonda le motivazioni del ricorso sulla violazione e la falsa applicazione della L. n. 335 del 1995, articolo 3, commi 9 e 10 da parte del Giudice di Catania per non aver ritenuto il verbale ispettivo, regolarmente notificato, come atto interruttivo del decorso del termine di prescrizione e per aver considerato prescritti anche i crediti contributi relativi al periodo Aprile 2012 – Ottobre 2012 nonostante sia stato individuato come primo atto interruttivo l’istanza di insinuazione al passivo del 03/04/2017.

L’istituto, inoltre, sostiene l’applicabilità del termine di prescrizione decennale sulla base della produzione in giudizio della denuncia presentata dal lavoratore in data 26/06/2014. La medesima legge infatti afferma che per le contribuzioni di pertinenza del Fondo pensioni lavoratori dipendenti e delle altre gestioni pensionistiche obbligatorie il termine di prescrizione è di dieci anni ed è ridotto a cinque anni a decorrere dal 01 Gennaio 1996, salvi i casi di denuncia del lavoratore e dei suoi superstiti.

La Corte di Cassazione, relativamente al caso della prescrizione decennale, risolve la questione applicando un principio consolidato da precedente giurisprudenza (Corte di Cassazione n. 5820 del 2021) ovvero “ il raddoppio del termine quinquennale di prescrizione, previsto dall'art. 3, comma 9, della l. n. 335 del 1995, per il caso di denuncia del lavoratore, non si applica ai crediti maturati in epoca successiva all'entrata in vigore della stessa legge, dal momento che la suddetta denuncia ha unicamente l'effetto di mantenere il termine decennale per i crediti maturati anteriormente e non può essere qualificato come atto interruttivo della prescrizione”.

Il termine decennale non è dunque da considerarsi come una fattispecie “speciale” della prescrizione, ma fa parte, invece, di una disciplina “transitoria”, applicabile unicamente ai crediti maturati anteriormente al 1996. Non risulta, per questi motivi, applicabile alla fattispecie in esame.


In merito alla valenza del verbale ispettivo dell’INPS come atto interruttivo del decorso del termine di prescrizione, la Corte di Cassazione si è espressa favorevolmente e sulla linea di altre Cassazioni precedenti (Cass.19649 del 2012; Cass.23882 del 2018).

A tal proposito, avendo appurato l’applicazione del solo termine quinquennale di prescrizione, non può considerarsi comunque prescritta l’intera somma pretesa dall’Istituto, infatti, lo stesso aveva notificato ben due verbali, il primo il 12/08/2015 e il secondo il 25/10/2016, date queste, che avrebbero dovuto ritenersi sospensive della decorrenza della prescrizione. Il Tribunale invece ha considerato la sola domanda di insinuazione al passivo del 03/04/2017 integrando così un vizio di violazione di legge.

Per questo motivo la Corte ha deciso di cassare il decreto impugnato, rinviando nuovamente al Tribunale di Catania, in diversa composizione, la verifica dell’eventuale prescrizione, anche parziale, del credito preteso dall’INPS alla luce della consolidata tesi per la quale la notifica del verbale ispettivo è considerata atto interruttivo del termine di prescrizione.


In attesa del proseguo della vicenda, ci si chiede però se la materia della prescrizione non possa divenire oggetto di un intervento del legislatore al fine di recuperare certezze e di evitare continui contenziosi.



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