BASE IMPONIBILE DEL REDDITO DEL LAVORATORI ITALIANI ALL’ESTERO: QUALI EMOLUMENTI CONSIDERIAMO?


Sentenza Corte di Cassazione, Sezione Civile, n. 6294/2022, del 25/02/2022

La sentenza di Cassazione Civile n. 6294 del 2022 porta chiarezza sugli emolumenti da considerare nell’individuazione della fascia di retribuzione convenzionale di riferimento ai fini contributivi in caso di lavoratori italiani all’estero.


Secondo quanto stabilito dalla legislazione corrente, il reddito da lavoro dipendente, formato da soggetti fiscalmente residenti in Italia ma operanti all’estero per un periodo superiore a 183 giorni nell’arco di dodici mesi, in Paesi Extraeuropei con i quali non sono in vigore accordi di sicurezza sociale, alle dipendenze dei datori di lavoro italiani e stranieri, è determinato non con riferimento alla retribuzione effettivamente percepita.

Infatti, ai sensi dell’articolo 51, comma 8-bis, del TUIR la tassazione del reddito avviene sulla base delle retribuzioni convenzionali definite annualmente con decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Le retribuzioni convenzionali sono utilizzate, dunque, come base per il calcolo dei contributi dovutiperleassicurazioniobbligatorie dei lavoratoriitalianioperantiall'esteroe,dalpunto di vista fiscale, dell’imposta sul lavoro dipendente, nei casi in cui il lavoratore presti la propria attività all’estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto.


Nel caso preso in esame, l’INPS rideterminava gli imponibili contributivi delle società con dipendenti impiegati all’estero in Paesi Extraeuropei non legati all’Italia da accordi di sicurezza sociale, perché inferiori a quelle corrispondenti alle fasce retributive entro le quali si collocavano le retribuzioni complessive registrate a loro favore, prendendo quindi in considerazione le retribuzioni effettive.

Le predette società facevano ricorso invocando la legislazione di riferimento per il regime contributivo e fiscale applicato a questa categoria di lavoratori, come sopra riportato, sostenendo l’esclusione dal reddito rilevante l’indennità di trasferta.


D’altro canto, la Corte accertava la natura di quest’ultima come retributiva e non compensativa dal momento che i lavoratori percepivano anche l’indennità estera, la quale rispondeva da sé al fine risarcitorio della trasferta, e come tale, esclusa dalla base imponibile.


La Corte, in considerazione delle caratteristiche dell’indennità di trasferta e della conseguente natura retributiva dell’emolumento, sosteneva dunque la corretta inclusione della predetta indennità nella retribuzione ai fini dell’individuazione della fascia di retribuzione convenzionale di riferimento da applicare ai fini contributivi prendendo le parti dell’INPS e rigettando i ricorsi delle società chiamate nella controversia.






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